The Bridge City Sinners – Unholy Hymns

The Bridge City Sinners - Unholy Hymns
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I The Bridge City Sinners arrivano dalle nebbiose colline ricoperte di pini del Pacifico nordoccidentale ma paiono una strega dei mari alla testa di una ciurma di pirati.

Con Unholy Hymns (Flail Records, SBÄM Records), il loro disco nuovo di zecca, hanno saputo creare una cifra stilistica piuttosto originale.

La loro musica, infatti, che non si discosta molto da come appaiono, è una miscela tra le lugubri canzoni dei pirati ed il death folk dei monti Appalachi, che delle prime mantiene il gusto decisamente dark ed intimidatorio, mentre sviluppa il secondo in chiave punk.

Diviso in due “libri”, parte a tutta birra con sgraziata intensità, nella quale brilla (come del resto in tutto l’album) la voce dolcemente sguaiata di Libby Lux, la ragazzaccia al microfono.

Per poi incupirsi senza preavviso quando l’irriverente spirito punk cede il passo ad un estro dark, infiorettato dall’ensemble cara al bluegrass (mandolino, banjolele, violino e chitarra resofonica).

Unholy Hymns non è la musica folk cui siamo abituati noi europei ed i nonni americani (cit.), ma è una perla di blackgrass e murderpunk caotico e violento.

Perché in fondo i pirati incutevano terrore solamente cantando e danzando sul ponte del loro veliero.

The Bridge City Sinners

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