Death Cell – Periferico

Tempo di lettura: 2 Minuti

Il lieto evento della nascita dei Death Cell risale agli anni ’90 del secolo scorso, quando la band toscana pubblica una demo, “The Death Cell” ed un disco, “Magic Water”, prodotto da Paul Chain (Death SS).

Per motivi noti solo a loro, dopo l’uscita dell’album ed una serie di concerti tra terra natia e straniera decisero di “congelare” la band e di fare altro.

E fu un vero peccato, dannazione, perché di chissà quanta bella musica avrebbero potuto lastricare le vie della New-Wave italiana.

Comunque, per fortuna sono ritornati riprendendo, gaudium magnum, il cammino da dove era stato interrotto.

E perciò vorrei celebrare l’evento inserendo questa volta la frase ad effetto a metà articolo, più o meno, leggermente sbalestrata rispetto alla canonica chiusura, per affermare che: “hanno ripreso da dove i Litfiba abbandonarono nell’oblio i 17 re.”

Rifacendosi forse un po’ il trucco con tocchi di alt-rock e grunge, ma senza caricarlo troppo.

“Periferico” (Volcano Records & Promotion) dispiega linee di basso martellanti e pulite e riff di chitarra ruvidi, a volte raschianti.

Mai ingombrante, la chitarra, nemmeno quando si lancia in epici assoli rock o in psicotici accordi dark.

La batteria è un orologio di tom-tom e rullanti e la voce, pulita e con quel certo non so che di istrionico, mi ricorda a volte Renato Zero (ricordate che non si spara al pianista eh?), altre Perry Farrell (Jane’s Addiction).

Mi piace infine la dizione molto chiara, tanto da comprendere perfettamente tutte le parole di testi minimalisti imperniati sul tema della Libertà, che non lesinano riferimenti letterari.

Beh, bentornati!

Death Cell


hai gradito la lettura? passa parola: