Coriky – Coriky

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Questo trio di Washington D.C. debutta con un disco post-hardcore che riprende le sonorità degli esordi del movimento e vi aggiunge qualche tocco di contemporaneità, ma senza esagerare.

I ragazzi viaggiano tra sferragliate elettriche in chiave di violino, il rimbalzo frenetico (tipo la pallina del karaoke) di quattro corde d’acciaio e l’incedere preciso e meticoloso di un set minimale di percussioni, rassicurante come il ticchettio di un orologio.

Tra crescendo rabbiosi (Clean kill) e momenti “Riot Girls” (Too many husbands) si concedono pure lo sfizio di suonare una stilosa ballata folk. Alla Johnny Cash, ma rivisitata in chiave post-hardcore (Last thing). Una goduria.

Sembrerebbe di essere al cospetto di un ottimo album derivativo, giusto?

Ed invece no. Perché ci sono Joe Lally al basso, Ian MacKaye alla chitarra e la di lui moglie Amy Farina alla batteria. Prodotti e distribuiti dalla Dischord Records.

Quindi di tutto si tratta tranne che di una derivazione. Al contrario c’è una band seminale dell’Alt-rock anni ’90 adorata fra i tanti anche da Kurt Cobain, ovvero i Fugazi (qui riuniti per 2/4), che si autocelebra in un progetto parallelo che ne raccoglie lo spirito e ne ribadisce le idee.

Ecco ciò che trasuda da Coricky, oltre al sottile piacere di sentire MacKaye attaccare a cantare.

Buttateci un orecchio.

Coriky


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